Etichetta di base
Le regole di comportamento comuni a tutti i contesti della scena, dal munch al dungeon. Si riducono a tre principi: non si tocca senza permesso, non si interrompe una scena, non si racconta fuori. Il resto discende da questi. La ragione per cui l'etichetta è più rigida che altrove è che qui gli errori costano di più, in sicurezza fisica e in conseguenze sociali.
I tre principi
Non si tocca
Nessuno, niente, senza permesso. Persone, corpi, attrezzatura, ausili, collari, corde, giocattoli.
Il collare non è un invito. Chi porta un collare appartiene eventualmente a qualcuno, e in ogni caso non a chi guarda.
L'attrezzatura altrui è materiale personale, costoso, e in alcuni casi materiale sanitario. Si guarda con le mani in tasca.
Vale anche per i gesti amichevoli. Una mano sulla spalla, un abbraccio di saluto, uno sfioramento passando: contesti diversi hanno soglie diverse, e questo ha la soglia più bassa.
Se si vuole toccare, si chiede. La domanda esplicita è la norma, e non produce imbarazzo.
Non si interrompe
Una scena in corso non si commenta, non si avvicina, non si attraversa. Chi partecipa è in uno stato di concentrazione che l'interruzione rompe, con conseguenze che vanno dal disagio al pericolo.
Si guarda a distanza. Osservare è consentito nella maggior parte dei contesti, restando fuori dal campo e in silenzio.
Se qualcosa preoccupa, si avvisa il dungeon monitor, o chi organizza. Intervenire di persona è la risposta sbagliata anche quando l'allarme è fondato. Vedi Play party e dungeon.
Non si passa tra chi guarda e la scena, e non si appoggia nulla sull'attrezzatura in uso.
Non si racconta fuori
Le persone incontrate nella scena non esistono fuori dalla scena. Non si salutano per strada usando il nome di scena, non si nominano al lavoro, non si taggano.
Niente fotografie e niente registrazioni. È la regola più rigida di tutte, e negli spazi organizzati è di solito assoluta. Nel campo visivo c'è sempre qualcuno la cui vita cambierebbe.
Il nome legale non si chiede. Se qualcuno lo dà, resta lì.
Il riconoscimento in luogo pubblico si gestisce lasciando decidere all'altra persona: si aspetta un cenno prima di salutare.
Le regole che discendono
Ci si presenta. Nome di scena, e nient'altro se non si vuole.
Non si chiede il ruolo prima del nome.
Non si danno ordini a chi non è il proprio sottomesso. È l'errore più frequente e il più fastidioso da subire.
Non si offrono consigli tecnici non richiesti a chi sta praticando.
Si accetta un no senza chiedere ragioni.
Non si insiste dopo un no, in nessuna forma, inclusa quella scherzosa.
Si rispettano i protocolli altrui. Se una persona non risponde perché sta seguendo una regola, si parla con chi conduce.
Non si porta alcol o sostanze negli spazi che li vietano, e si evita comunque di giocare in stato alterato.
Si lascia lo spazio come si è trovato. Attrezzatura pulita, superfici sanificate, materiale rimesso a posto.
Si rispetta il dress code, che al munch significa abiti ordinari e al party significa il contrario.
Si arriva puntuali agli eventi con orario di ingresso, perché molti spazi chiudono l'accesso dopo l'inizio.
Chiedere e rifiutare
Come si chiede. Diretto, breve, con una via d'uscita già offerta: dire che va bene ricevere un no toglie il peso alla risposta.
Come si rifiuta. "No, grazie" è completo. Nessuna motivazione, nessuna scusa costruita.
Come si riceve un no. Si ringrazia e si cambia argomento. La reazione a un rifiuto è l'informazione che gli altri stanno guardando.
Chi insiste viene ricordato, e la memoria della scena è lunga.
Il pubblico
Guardare è consentito, in quasi tutti i contesti, alle sue condizioni.
Silenzio. Nessun commento, nessuna risata, nessuna conversazione a voce alta vicino a una scena.
Distanza. Fuori dal raggio degli strumenti, e fuori dal campo visivo di chi partecipa.
Nessun contatto con sé stessi in prossimità di una scena altrui, salvo che le regole dello spazio lo prevedano espressamente.
Si va via se qualcuno lo chiede.
Le eccezioni che vanno chieste
Alcune regole cambiano da uno spazio all'altro, e vanno lette prima invece che dedotte.
Se si può giocare ovunque o solo nelle aree attrezzate. Se l'attrezzatura della casa è a disposizione. Se il sesso è ammesso e in quali zone. Se esiste una zona per fumare, per mangiare, per parlare. Come si prenota una struttura. Come ci si rivolge al dungeon monitor. Qual è il segnale di emergenza della casa.
Nota su accessibilità e disabilità
Non si tocca vale anche per gli ausili. Una carrozzina è parte dello spazio corporeo di chi la usa. Spingerla senza che sia stato chiesto equivale a spostare una persona, perché è esattamente quello.
Non ci si appoggia alla carrozzina, e non ci si posano bicchieri sopra.
Non si sposta un ausilio per fare posto. Se serve, si chiede alla persona.
Si parla alla persona, non a chi l'accompagna. È l'errore più frequente in assoluto e il più stancante da subire.
Si chiede prima di aiutare, e si accetta il no. L'aiuto imposto è un modo di decidere per un adulto.
Nessuna domanda diagnostica. Cosa hai, da quanto, guarirai: sono domande che nessuno rivolgerebbe a uno sconosciuto in un altro contesto.
Niente complimenti sul coraggio. Spostano la persona dal piano del desiderio a quello dell'esempio morale, che è un modo elegante di non desiderarla.
Non si assegna il ruolo guardando il corpo.
Ci si mette all'altezza per parlare, quando la conversazione dura, e senza accucciarsi come si fa con i bambini.
Chi organizza dichiara l'accessibilità nell'annuncio e nomina un referente. Vedi Spazi accessibili.
Errori ricorrenti
Toccare l'attrezzatura perché è bella.
Dare ordini a sconosciuti, credendo di stare al gioco.
Interrompere una scena per aiutare.
Fotografare qualsiasi cosa.
Salutare per strada usando il nome di scena.
Insistere in forma scherzosa dopo un rifiuto.
Spiegare a chi pratica come si dovrebbe fare.
Presumere che il silenzio sia consenso.
Applicare la propria etichetta di casa in uno spazio che ne ha una diversa.
Collegamenti
- Munch e primi passi: il primo contesto.
- Play party e dungeon: le regole degli spazi attrezzati.
- Red flag: quando il comportamento diventa un segnale.
- Gestione dei conflitti: cosa succede quando qualcuno viola le regole.
- Privacy digitale: immagini e riservatezza.
- Spazi accessibili: etichetta e accessibilità.
Fonti
- Play party etiquette for first timers
- Regole del dungeon, BDSM Italia
- Play party (BDSM), voce di sintesi)
Consuetudine comunitaria, variabile per spazio, per città e per ambiente. Le regole di ogni luogo prevalgono su qualsiasi elenco generale.