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Disabilità e accessibilità

Potere e agency

Chi riceve assistenza quotidiana vive una cessione di potere che non ha scelto: sul proprio corpo, sui propri tempi, sulla propria intimità. Praticare BDSM significa mettere in scena volontariamente una cessione di potere. Le due cose si somigliano nella forma e differiscono nella sorgente, e questa differenza è tutto. Trattare l'argomento come tabù lascia sole le persone che lo attraversano davvero.

La condizione di partenza

Una persona che dipende da altri per alzarsi, lavarsi, vestirsi, mangiare, spostarsi e andare in bagno cede ogni giorno decisioni che riguardano il proprio corpo. La cessione riguarda cose minime e continue: quando ci si alza, in che ordine si fanno le cose, quanto si aspetta, chi entra nella stanza, come si viene toccati.

Non c'è negoziazione, non c'è safeword, non c'è scadenza. Il tratto che definisce questa condizione è l'assenza di un interruttore.

A questo si aggiunge un secondo livello: decisioni prese da familiari, servizi, commissioni, a volte amministratori di sostegno. E un terzo, culturale: la vita sessuale di una persona con disabilità viene spesso considerata materia su cui altri hanno legittimamente voce.


Le due obiezioni che il tema riceve

La prima. Una persona che vive già in condizione di dipendenza non dovrebbe cercare altra sottomissione, perché è il segno di qualcosa che non va.

La seconda, opposta. Una persona in condizione di dipendenza non è davvero libera di consentire a una dinamica di potere, quindi la pratica va scoraggiata.

Entrambe arrivano alla stessa conclusione, cioè che quella persona farebbe meglio a non praticare, e in entrambi i casi la decisione viene presa da qualcun altro. Il che riproduce esattamente il meccanismo che dichiarano di voler proteggere.


Cosa distingue le due cessioni

La sorgente. Una è subita, l'altra scelta. La distinzione appare ovvia in astratto e va verificata nel concreto, perché una scelta compiuta in assenza di alternative somiglia poco a una scelta.

La revocabilità. La sottomissione consensuale ha un interruttore: safeword, chiusura, fine dell'accordo. La dipendenza assistenziale non ne ha. Nella pratica, questo è il criterio più utile: la differenza si misura sulla possibilità di fermare, e sull'esperienza concreta di averlo fatto almeno una volta.

La delimitazione. Il gioco ha un perimetro dichiarato, un inizio e una fine. La dipendenza è continua.

La reciprocità. In una dinamica D/s chi conduce ha obblighi. Un servizio assistenziale ha procedure.

Il riconoscimento. Nella scena la cessione di potere viene nominata, apprezzata, considerata un atto. Nell'assistenza è invisibile e data per scontata.

Quest'ultimo punto vale più di quanto sembri. Per molte persone il valore della dinamica sta proprio qui: il gesto che nella vita quotidiana nessuno vede diventa la cosa che l'altro guarda con attenzione.


Le tre configurazioni possibili

Nessuna è la risposta giusta, e la stessa persona può attraversarle tutte in momenti diversi.

Rovesciamento. La sottomissione scelta funziona come contrario della dipendenza subita. La postura è simile, la sorgente è opposta, e questo restituisce alla persona la titolarità di un gesto che di solito le viene imposto. È la configurazione più solida e la più facile da raccontare.

Riappropriazione. La persona prende una condizione che subisce e la rimette in scena a termini propri, per possederla. È un lavoro potente e più esposto: assomiglia al trauma play e ne condivide i rischi. Vedi Trauma play.

Ripetizione. La dinamica riproduce la condizione da cui la persona cercava sollievo, senza che nessuno dei due se ne accorga, perché tutti i segnali esteriori dicono che sta funzionando. È la configurazione da sorvegliare.


Come si distinguono nel tempo

Il problema pratico è che le tre configurazioni si assomigliano dall'esterno e a volte anche dall'interno. Servono indicatori osservabili.

L'interruttore viene usato. Una persona che non ha mai fermato nulla in mesi di pratica non ha ancora verificato di poterlo fare.

Il ritorno alla pari funziona. Fuori dalla dinamica i due si comportano da pari, e la cosa si vede in dettagli banali: chi decide dove si mangia, chi interrompe chi.

La dinamica occupa un perimetro stabile. L'espansione progressiva degli ambiti coinvolti, senza revisione, è il segnale più affidabile di deriva.

Esistono aree escluse. Cure, terapie, farmaci, denaro, rapporti familiari, decisioni sanitarie. La loro esclusione va scritta, e la richiesta di includerle va trattata come un segnale.

Il piacere è presente. La sottomissione che smette di dare piacere e continua per obbligo relazionale ha cambiato natura.

Esiste qualcuno che vede. Una relazione priva di testimoni esterni non ha nessuno che possa accorgersi di una deriva. Vedi Assistenti e terze persone.

La domanda viene riposta. Alla revisione periodica va chiesto di nuovo, con le stesse parole, se la sottomissione somiglia alla dipendenza quotidiana o ne è il contrario. Le risposte si confrontano. Uno scarto è materiale di lavoro, uno scarto non notato è il problema.


Il dominante con disabilità

La configurazione riceve molta meno attenzione e ne merita altrettanta.

Chi vive una dipendenza assistenziale e assume il ruolo dominante compie un'operazione simmetrica: prende autorità in un ambito, mentre in tutti gli altri la cede. Funziona, ed è materiale prezioso.

Le cautele proprie. Il rischio che il dominio serva a compensare l'impotenza quotidiana esiste, e diventa un problema quando la scena diventa l'unico luogo in cui la persona ha voce. E l'assunzione ambientale, quasi mai detta ad alta voce, è che a un corpo assistito spetti la posizione di chi riceve: molte persone con disabilità che conducono si trovano a doverlo dimostrare.

Il dominante che non può eseguire deve costruire l'autorità su parola, protocollo e tempo. Vedi Protocolli e rituali.


Quando entrambi dipendono

Due persone con disabilità grave in una dinamica D/s producono una configurazione che nessuna letteratura descrive.

Il potere reale, in quel caso, passa da variabili che il contratto non nomina: chi ha più ore di assistenza, chi può spostarsi, chi ha più denaro, chi ha una famiglia meno invadente, chi ci rimetterebbe di più se finisse. Sono le domande scomode da porre in negoziazione, e l'unica ragione per non porle è che sono scomode.


Errori ricorrenti

Decidere per la persona che quella pratica non le fa bene.

Dare per scontato il rovesciamento. È la risposta rassicurante ed è anche quella che, in caso di deriva, la coprirebbe più a lungo.

Includere le aree escluse. Cure, terapie, denaro: la richiesta di portarle dentro la dinamica va trattata come un segnale.

Confondere diagnosi e capacità di consentire.

Praticare senza testimoni in una relazione già isolata.

Non riporre la domanda. La verifica una tantum non serve a nulla in una relazione che dura.

Assegnare il ruolo in base al corpo.


Collegamenti


Fonti

Il tema si trova all'incrocio tra disability studies e ricerca sul BDSM, e non è trattato in nessuna delle due letterature. Le categorie usate qui, rovesciamento, riappropriazione e ripetizione, sono una proposta di lettura costruita sulla pratica, utile come strumento di verifica e priva di validazione empirica. Vanno usate come domande da porre, non come diagnosi da applicare.