Motivazioni
Le ragioni per cui si pratica sono molte, coesistono nella stessa persona e cambiano nel tempo. La ricerca disponibile smonta l'ipotesi che il BDSM sia sintomo di qualcosa: nel confronto con gruppi di controllo, chi pratica risulta in media più sano sulle misure psicologiche standard. La domanda utile riguarda cosa quella pratica fa per quella persona adesso, e non da dove viene.
Le motivazioni ricorrenti
Nessuna esclude le altre, e quasi tutti ne riconoscono diverse.
Sensazione. Il corpo attraversa qualcosa di intenso. Dolore, pressione, temperatura, restrizione producono esperienze che la sessualità ordinaria non offre.
Cessione del controllo. Smettere di decidere per un tempo delimitato, e trovare sollievo nel non dover scegliere.
Esercizio del controllo. Il piacere di decidere per un altro, di reggere una responsabilità, di condurre.
Fiducia. Consegnarsi a qualcuno e verificare che regga. Molte persone descrivono questa come la sostanza dell'intera pratica.
Essere desiderati. Sguardo, fame, attenzione totale. Vale in particolare per corpi che il mondo guarda poco o guarda male.
Appartenenza. Essere di qualcuno, per scelta, e vedere quella scelta riconosciuta.
Catarsi. Una scarica emotiva che trova finalmente un'occasione. Il pianto durante o dopo una scena è comune e spesso ricercato.
Fuga dal pensiero. L'intensità occupa tutta l'attenzione e sospende la ruminazione. È la motivazione che più spesso emerge in chi ha una testa che non si ferma mai.
Servizio. Il piacere di essere utile, di occuparsi di qualcuno, di avere un compito.
Estetica e rituale. Materiali, gesti, protocolli, immagini. Alcune persone praticano per la forma prima che per la sensazione.
Gioco. La componente ludica, la più sottovalutata di tutte. In inglese la parola per la scena è play, e la scelta lessicale dice qualcosa.
Identità. Per una parte dei praticanti il kink è la struttura attraverso cui l'intera sessualità funziona. Vedi Kink, fetish, orientamento.
Cosa dice la ricerca
Il dato più solido riguarda la salute psicologica. Uno studio del 2013 su 902 praticanti e 434 controlli ha trovato che chi pratica risulta meno nevrotico, più estroverso, più aperto all'esperienza, più coscienzioso, meno sensibile al rifiuto e con benessere soggettivo più alto. Sulla gradevolezza, cioè la disponibilità ad accomodare gli altri, il punteggio risulta invece più basso. La conclusione degli autori è che il BDSM vada considerato un'attività ricreativa e non l'espressione di un processo psicopatologico.
I limiti dello studio vanno detti. Il campione è autoselezionato e reclutato dentro la comunità, quindi rappresenta persone integrate in un ambiente organizzato, con ogni probabilità le più consapevoli e le meno in difficoltà. Il disegno è trasversale, quindi non dice nulla sulla direzione del rapporto: praticare potrebbe far bene, oppure chi sta bene potrebbe praticare di più. E il risultato sulla minore gradevolezza merita di essere riportato invece di essere taciuto, anche perché si presta a letture diverse, dalla minore inclinazione al compiacimento a una maggiore ruvidità relazionale.
Sugli stati durante la scena esiste ricerca più specifica, trattata in Subspace e topspace.
Le teorie
Fuga dal sé. Nella formulazione di Baumeister, il masochismo funziona come sospensione temporanea dell'autocoscienza di alto livello: la sensazione intensa restringe l'attenzione al punto che il pensiero su di sé, con la sua ruminazione e le sue richieste di prestazione, diventa impossibile. È la teoria più citata e regge bene per una parte delle esperienze riportate.
Il suo limite. Descrive il masochismo, e copre male il resto del campo. Non spiega chi conduce, non spiega il servizio, non spiega le pratiche a bassa intensità e non spiega le dinamiche in cui la componente di sensazione è marginale.
Riformulazione del significato. Una lettura più recente considera il gioco di potere un modo di riscrivere il senso di gesti che altrove sarebbero minacciosi, dentro una cornice che li rende sicuri e desiderati.
Ricerca di stati alterati. Il BDSM come tecnica per accedere a stati di coscienza modificati, con paralleli espliciti con pratiche rituali e con il flow.
Nessuna delle quattro basta. Il campo è troppo ampio per una spiegazione unica, e i tentativi di trovarne una hanno prodotto quasi sempre teorie che descrivono un angolo e vengono estese al resto.
Perché la domanda "perché" è quasi sempre mal posta
Alla sessualità normativa nessuno chiede l'origine. Chiederla al kink presuppone che vada giustificato, e la richiesta di giustificazione è essa stessa il problema.
Ci sono però due versioni utili della domanda.
"Cosa mi dà questa cosa, adesso." Serve a negoziare meglio, perché due persone che eseguono gli stessi gesti cercando cose diverse costruiscono una delusione.
"Cosa succede se non posso praticarla." Distingue una pratica che arricchisce da una che regge in piedi qualcosa. La seconda merita attenzione, senza allarme.
Quando vale la pena guardare più a fondo
Il kink non è un sintomo. Alcune configurazioni meritano comunque uno sguardo, con la stessa logica con cui lo meriterebbero in qualsiasi altro ambito della vita.
Quando l'intensità sale senza fermarsi, e ciò che bastava tre mesi fa smette di funzionare con regolarità.
Quando la pratica sostituisce il sonno, il lavoro, le relazioni, o quando la giornata si organizza intorno a essa.
Quando produce sistematicamente vergogna dopo, invece che sazietà.
Quando è l'unico luogo in cui la persona sente qualcosa.
Quando serve a punirsi. La distinzione tra la punizione giocata e l'autopunizione reale è netta per chi la vive, e va nominata.
Quando ricalca un evento della propria storia senza che la persona lo abbia riconosciuto. Il trauma play consapevole è un'altra cosa. Vedi Trauma play.
In tutti questi casi il punto sta nel guardarci, e la risposta corretta raramente è smettere.
Nota su accessibilità e disabilità
Essere desiderati come corpo è una motivazione che assume un peso particolare per chi ha un corpo trattato quotidianamente come oggetto di cura. La differenza tra essere accuditi ed essere voluti è enorme, e chi vive solo il primo dei due lo sa con precisione.
La cessione di controllo ha un significato diverso per chi cede controllo tutti i giorni senza averlo scelto. Può funzionare come rovesciamento, come riappropriazione o come ripetizione, e la differenza si verifica nel tempo. Vedi Potere e agency.
L'esercizio del controllo merita la stessa attenzione. Per chi decide poco della propria vita, condurre una dinamica può essere l'unico ambito di autorità, e questo la rende preziosa e più esposta.
La sensazione ha valore proprio per chi ha un corpo che fa poche cose e sente tutto. Il repertorio di ciò che quel corpo può provare diventa la sua parte più viva.
Il gioco. Chi riceve assistenza vive una quota altissima di interazioni funzionali: procedure, orari, trasferimenti, terapie. Un'attività fatta senza scopo, per il piacere di farla, è più rara di quanto chi non ci vive dentro immagini.
Errori ricorrenti
Cercare l'origine invece della funzione.
Presumere un trauma. L'associazione automatica tra kink e abuso subito è smentita dai dati ed è offensiva per la maggior parte delle persone.
Presumere l'assenza di trauma. L'eccesso opposto impedisce di vedere le poche situazioni in cui qualcosa va guardato.
Trattare la motivazione come stabile. Cambia con l'età, con la relazione, con la salute.
Assumere di conoscere quella dell'altro.
Chiedere il perché in negoziazione. Serve sapere cosa una persona cerca, e nessuno deve raccontare da dove viene.
Collegamenti
- Kink, fetish, orientamento: quando l'interesse diventa struttura.
- Patologizzazione e depatologizzazione: interesse e disturbo.
- Subspace e topspace: gli stati durante la scena.
- Kink e salute mentale: ricerca e segnali di allarme.
- Trauma play: quando il materiale è biografico.
- Potere e agency: dipendenza e sottomissione.
Fonti
- Psychological Characteristics of BDSM Practitioners, Wismeijer e van Assen, The Journal of Sexual Medicine, 2013
- Masochism as escape from self, Baumeister, The Journal of Sex Research, 1988
- Masochism and the Self, Baumeister, 1989
- The biology of BDSM: a systematic review, The Journal of Sexual Medicine, 2021