Che cos'è il BDSM
BDSM è un acronimo composto che comprime tre coppie di pratiche: bondage e discipline, dominazione e sottomissione, sadismo e masochismo. Le tre coppie sono indipendenti: si può praticarne una senza le altre. Designa un campo, e sotto la stessa sigla convivono persone che fanno cose molto diverse per ragioni molto diverse. È consensuale per definizione, altrimenti è un'altra cosa e ha un altro nome.
L'acronimo
BDSM è una sigla sovrapposta, costruita per far stare tre abbreviazioni preesistenti in quattro lettere.
- B/D: bondage and discipline, restrizione fisica e disciplina.
- D/s: dominance and submission, dominazione e sottomissione. La minuscola sulla esse è una convenzione grafica della scena per rappresentare il rapporto tra i ruoli.
- S/M: sadism and masochism, dare e ricevere sensazione intensa.
La D e la S lavorano doppio, e questa economia di lettere è il motivo per cui l'acronimo ha attecchito.
Origine. Il termine compare nella sua forma attuale sulle prime reti telematiche: la prima occorrenza documentata risale a un messaggio Usenet del 20 giugno 1991 nel gruppo alt.sex.bondage. Le tre componenti erano in uso separatamente da decenni, nelle inserzioni e nel gergo delle comunità leather. La sigla unificata nasce quindi da un'esigenza pratica di catalogazione, in un ambiente in cui le persone dovevano descriversi in poche righe per trovarsi.
I singoli termini sono molto più antichi. Sadismo e masochismo entrano nel vocabolario clinico con Krafft-Ebing alla fine dell'Ottocento, costruiti sui cognomi di due scrittori. La storia di quella operazione è trattata nella scheda dedicata.
Le tre componenti
Bondage e discipline
Bondage è la limitazione del movimento: corde, nastro, cinghie, manette, catene, oppure la sola istruzione di non muoversi. La sensazione ricercata varia: contenimento, impotenza, estetica, la resa del corpo a una forma decisa da altri.
Discipline riguarda regole, protocolli, correzione. Comprende ciò che si deve fare, come e quando, e cosa accade se non accade. È la componente meno erotizzata nell'immaginario comune e una delle più praticate nelle dinamiche di durata.
Dominazione e sottomissione
È lo scambio consensuale di potere. Una persona assume la guida, l'altra la cede, entro confini stabiliti. Può stare dentro una singola scena oppure estendersi alla quotidianità.
Il punto che sfugge a chi guarda da fuori: la sottomissione è un atto di volontà. Chi la esercita decide di cedere, e mantiene la titolarità di quella decisione. Senza questa asimmetria tra cessione del controllo e mantenimento della scelta, non si sta descrivendo D/s.
Sadismo e masochismo
Dare e ricevere sensazione intensa, che include il dolore senza esaurirsi in esso. Colpi, morsi, pressione, calore, freddo, restrizione prolungata.
Vale la pena separare due cose che il linguaggio comune fonde. Il masochismo erotico è la ricerca di una sensazione dentro una cornice di sicurezza e controllo. L'autolesionismo è un'altra cosa, con altre funzioni e altri esiti. La distinzione è netta nella pratica e viene continuamente confusa nella rappresentazione mediatica.
Le componenti sono indipendenti
È l'aspetto più frainteso, e il primo da chiarire in qualunque contesto formativo.
- Si può praticare bondage senza dolore e senza gerarchia: una legatura estetica o meditativa non richiede né l'uno né l'altra.
- Si può praticare D/s senza dolore: molte dinamiche di potere non prevedono alcuna sensazione intensa.
- Si può praticare S/M senza gerarchia: un masochista può dirigere con precisione la scena che riceve, e in quel caso chi colpisce sta eseguendo.
- Si può fare tutto senza contatto sessuale, e accade spesso.
Da qui la conseguenza pratica: sapere che due persone praticano BDSM non dice quasi nulla su cosa facciano. È come sapere che qualcuno fa sport.
Cosa non è
Non è violenza. La differenza non sta nell'intensità dei gesti, sta nel consenso, nella negoziazione preventiva, nella possibilità di fermare, e nella direzione della cura. Un pugile e un aggressore compiono gesti simili in cornici incompatibili.
Non è abuso. L'abuso esiste anche dentro la scena, e proprio per questo la comunità ha prodotto un apparato di strumenti per riconoscerlo. Ciò che li distingue è trattato nelle schede su consenso e violazioni.
Non è una patologia. DSM-5 e ICD-11 separano l'interesse parafilico dal disturbo: l'interesse in sé, praticato tra adulti consenzienti e senza sofferenza clinicamente significativa, non è una diagnosi.
Non è necessariamente sessuale. Molte scene non prevedono contatto genitale né orgasmo. Alcune persone vivono il proprio kink come sessualità, altre come pratica corporea, relazionale o rituale.
Non è necessariamente dolore. Il dolore è una delle sensazioni disponibili, non il denominatore comune.
Non è un blocco unico. Non esiste "il BDSM" come pratica singola, e non esiste una comunità sola.
Le quattro dimensioni
Le persone stanno nel campo in modi diversi, e distinguere quattro livelli evita malintesi.
Pratica. Cose che si fanno, occasionalmente o regolarmente. Molte persone si fermano qui e non si definiscono in alcun modo.
Relazione. Una dinamica strutturata tra persone, con ruoli, accordi, protocolli. Può essere circoscritta o estendersi alla vita quotidiana.
Identità. Alcune persone descrivono il proprio kink come parte costitutiva di sé, paragonabile a un orientamento. Altre lo vivono come una preferenza tra le altre. Entrambe le esperienze sono legittime, e la questione se il kink sia un orientamento resta aperta.
Comunità. Un tessuto sociale con luoghi, eventi, gerarchie informali, linguaggio proprio e conflitti propri. Si può praticare senza frequentarla, e molte persone lo fanno.
Quante persone
I numeri vanno maneggiati con attenzione, perché fantasia, pratica occasionale e identificazione danno cifre molto diverse.
Le fantasie sono diffuse. Uno studio canadese del 2015 su fantasie sessuali in popolazione generale rileva che il 64,6% delle donne e il 53,5% degli uomini riporta fantasie di essere dominato, e che il 59,6% degli uomini e il 46,7% delle donne riporta fantasie di dominare. Le due cose risultano correlate: chi fantastica di sottomettersi tende anche a fantasticare il contrario.
La pratica dichiarata è molto meno frequente. Un'indagine australiana del 2008 su popolazione generale rileva circa l'1,8% di persone sessualmente attive che riporta un coinvolgimento BDSM nell'anno precedente.
Cosa dice il divario. Tra ciò che si immagina e ciò che si fa esiste uno scarto enorme, e le cifre sulla pratica risentono dello stigma: si dichiara meno di ciò che si fa. Le percentuali intermedie che circolano nella divulgazione sono spesso ricavate da campioni non rappresentativi, tipicamente utenti di siti a tema. In formazione conviene usare gli ordini di grandezza e dichiarare i limiti metodologici.
Chi pratica. Le rassegne disponibili non trovano associazioni tra pratica BDSM e psicopatologia, e alcune rilevano indicatori di benessere psicologico e di funzionamento relazionale nella media o superiori. Va detto con prudenza: molti campioni provengono da comunità organizzate, quindi da persone già integrate socialmente.
Il problema del vocabolario italiano
Buona parte del lessico resta in inglese, per tre ragioni.
La prima è storica: la scena contemporanea si è formata su materiali anglofoni e su reti in lingua inglese. La seconda è di precisione: top, bottom, switch, play, scene non hanno equivalenti italiani che coprano lo stesso spazio semantico. La terza è di registro: le traduzioni disponibili suonano cliniche oppure volgari, e nessuno dei due registri funziona.
Restano in italiano alcuni termini d'uso corrente come giocare, legare, scena, sottomesso, dominante. Il criterio adottato in questo progetto è usare il termine standard della scena, con glossa alla prima occorrenza, e mantenere coerenza tra le schede.
Una nota sul termine sadomasochismo. Nell'uso italiano corrente funziona come sinonimo generico di BDSM, ma descrive solo una delle tre coppie e porta con sé l'eredità clinica ottocentesca. In divulgazione conviene usarlo consapevolmente, sapendo che attiva un immaginario patologizzante.
Nota su accessibilità e disabilità
Il BDSM ha alcune caratteristiche che lo rendono, in linea di principio, più accessibile di altre pratiche erotiche, e altre che lo rendono più escludente. Vale la pena vederle insieme.
Ciò che rende il campo praticabile. La centralità della negoziazione esplicita è un vantaggio per chiunque abbia bisogno che le cose vengano dette invece che intuite. La varietà del repertorio consente di costruire scene attorno a ciò che un corpo può fare, invece che attorno a un copione fisso. La possibilità di praticare senza contatto genitale apre uno spazio a chi ha limitazioni funzionali o sensibilità alterata in quell'area. La componente D/s può funzionare quasi interamente su parola, sguardo, tempo, e richiede pochissimo dal corpo.
Ciò che esclude. Gli spazi fisici della scena sono in larga parte inaccessibili: locali con scale, dungeon in seminterrato, arredi ad altezza fissa, bagni non utilizzabili. L'immaginario è costruito su corpi atletici e performativi. La presunzione di asessualità delle persone con disabilità agisce anche dentro la comunità, sotto forma di imbarazzo o di eccesso di protezione.
Un punto sul potere. Per chi vive una dipendenza assistenziale non scelta, il gioco di potere ha un significato specifico. La sottomissione consensuale può essere lo spazio in cui la cessione di controllo torna a essere una decisione, oppure può risultare insostenibile perché troppo vicina all'esperienza quotidiana. Non è prevedibile a priori, e va esplorato con gradualità.
Un punto sul ruolo. Vale la pena registrare che nulla nel campo assegna alle persone con disabilità la posizione di chi riceve. L'assunzione automatica che un corpo disabile stia sotto è una proiezione, e va nominata come tale.
Errori ricorrenti
- Usare BDSM come sinonimo di sadomasochismo, o di dolore.
- Dare per scontato che chi pratica faccia sesso in quel contesto.
- Presentare le tre coppie come un pacchetto unico.
- Confondere masochismo erotico e autolesionismo.
- Citare percentuali di diffusione senza indicare se riguardano fantasia, pratica o identificazione.
- Usare cifre ricavate da campioni di comunità come se fossero rappresentative.
- Presentare Cinquanta sfumature come descrizione della pratica invece che come fenomeno culturale.
- Dare per scontato il ruolo di qualcuno in base al corpo, al genere o alla disabilità.
Collegamenti
- Kink, fetish, orientamento: distinzioni concettuali e questione dell'identità
- Tassonomie e loro limiti: perché ogni classificazione del campo perde qualcosa
- Consenso e cornici etiche: la condizione che distingue la pratica dall'abuso
- Patologizzazione e depatologizzazione: da Krafft-Ebing a ICD-11
- Sade e Sacher-Masoch: l'origine dei due termini
- Dal web al social: le reti telematiche dove nasce l'acronimo
- Rappresentazione mediatica: l'immaginario pubblico e i suoi effetti
- Sessualità, disabilità e kink: quadro generale: il campo visto dall'asse della disabilità
08-glossario.md: terminologia e note d'uso
Fonti
- BDSM, Wikipedia: composizione dell'acronimo e prima occorrenza documentata nel 1991 su Usenet
- BDSM, Grokipedia: etimologia e formazione della sigla a partire dalle abbreviazioni preesistenti
- Joyal, Cossette, Lapierre (2015), What Exactly Is an Unusual Sexual Fantasy?, The Journal of Sexual Medicine: prevalenza delle fantasie di dominazione e sottomissione in popolazione generale
- Richters et al. (2008), Demographic and Psychosocial Features of Participants in BDSM: Data from a National Survey: circa 1,8% di coinvolgimento riportato nell'anno precedente, campione australiano
- Brown et al. (2020), A Systematic Scoping Review of the Prevalence, Etiological, Psychological, and Interpersonal Factors Associated with BDSM, Journal of Sex Research: rassegna sistematica su prevalenza e profili psicologici
Limite delle fonti. Non esistono rilevazioni italiane su popolazione generale. I dati disponibili sono anglofoni, datati in alcuni casi, e affetti da sottodichiarazione dovuta allo stigma. Usarli come ordini di grandezza, dichiarando il metodo.